LA STORIA DEL VELENO DI SESTO CALENDE

Abbiamo sempre saputo che la storia del veleno è sempre stata intrecciata a quella dei Sestesi, doc o di adozione che siano, ma dopo averla sentita raccontare si scopre che questa è dentro ciascuno di noi più di quanto si possa immaginare. Il veleno è quasi un aspetto scontato della vita sestese, un po' passo obbligato del coming of age un po' routine dell'aperitivo, ma conoscere meglio la sua genesi aiutano a comprendere meglio il fenomeno ed il suo legame con Sesto.

 

Si deve tornare molto indietro, ai tempi di Nonna Piera, allora il vino si vendeva solo nelle bottiglie e lo si portava direttamente nelle case dei Sestesi. Allora si passava di tanto in tanto a saldare il conto e la tradizione, quando si veniva a pagare, era quella di offrire un bicchiere di vino chinato come ringraziamento.

 

 

Salto in avanti e si arriva a papà Alberto ed agli anni 50 di boom economico che non ha ancora fatto perdere i legami contadini residui alla zona, c'è voglia di provare qualcosa di nuovo e si realizza il primo intruglio da far provare al posto del vino chinato. Il primo che lo prova risponde che “le bun!”, “le bun” anche per il secondo ed il terzo e così si comincia a ringraziare con un bicchiere della nuova mistura anziché con il vino chinato. La tradizione di Via Zutti è quindi cambiata, ma non siamo ancora alla mescita.

 

Qui però si inserisce il legame con l'agricoltura. Nella piazzetta il Mercoledì c'era il mercato di polli e pulcini, ( confermo, mi ricordo che ci venivo con il nonno a prendere i pulcini e gli attrezzi da pollaio), la gente veniva, prendeva quel che gli serviva, ed a un certo punto anche se non era il fine mese del saldo del conto ha cominciato ad entrare a chiedere se non c'era percaso un bicchierino di quello che gli era stato offerto l'ultima volta che erano entrati a pagare. Bevi un Mercoledì, bevi un altro Mercoledì, a poco a poco dal Lunedì al Sabato la tradizione della vendita a bicchiere si era creata.

 

Bella storia, vero ? Aspettate perchè la chicca degna di Guareschi deve ancora arrivare. Si deve sapere che l'Alberto il veleno no l'ha mai bevuto, anzi non l'ha mai nemmeno assaggiato, ad ogni persona a cui lo faceva assaggiare chiedeva un parere e di questo parere ne teneva conto. Troppo dolce, troppo amaro, troppo aromatico, poco secco, ognuno diceva la sua e piano piano la ricetta veniva affinata sino a che non è arrivata a quella definitiva che dura sino ad oggi.

 

Insomma il veleno può a tutti gli effetti dirsi non solo il Liquore di tutti i Sestesi, ma il liquore fatto da tutti i Sestesi, dato che ognuno di loro ha un avo ( se non astemio ) che ha contribuito alla sua realizzazione.